Omaggio a Maria Teresa Di Lascia

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MariaTeresaDiLAsciaDi Antonella Soldo (Tratto da IL CORRIERE DEL SUD www.ilcorriere.it del 10 settembre 2009)

Il 10 settembre del 1994 si spegneva nella sua casa di Roma Mariateresa Di Lascia, stroncata da un tumore. Aveva quarant’anni, e difronte all’evento definitivo della morte disse a chi le stava vicino di non aver rimpianti per la sua vita, di aver fatto tutto quello che aveva voluto fare, da ultimo sposare Sergio d’Elia e pubblicare Passaggio in Ombra. Una vita intera fatta di battaglie in cui era sempre in prima linea per difendere i diriti civili in Itaia e nel mondo, da Vienna a Sarajevo, al Tibet. Una vita vissuta nel clamore delle strade e delle manifestazioni, delle al Partito Radicale o in Parlamento, ma anche nel silenzio intimo della scrittura. Nel 1995, postumo, arriva il Premio Strega, ed è proprio la sua scrittura, che insinuandosi negli spiragli della memoria, ci restituisce le idee di una donna, una scrittrice e una politica che ha lottato ogni giorno nel pubblico e nel privato contro la distruzione cui portano l’indifferenza e il disamore.
Per ricordarla riportiamo qui un brano di “Compleanno”, un racconto scritto dalla Di Lascia nel 1992, vincitore del Premio Millelire, e poi pubblicato dal Corriere del Sud nel 1995.
Una donna nel giorno del suo compleanno scrive una lettera al marito in cui ripensa alle loro vite ticcando i temi della malattia, della morte e dell’amore.
“ Quante volte mi hai visto piangere, e hai distolto gli occhi, annoiato. Le lacrime che mi scendono da sotto gli occhiali da vista ,che nessuno consolerà e che io stessa rimpiangerò di aver pianto. E’ incredibile quante lacrime riescano a produrre i miei occhi, come se le avessi nascoste dietro le palpebre, pronte a schizzare fuori al più piccolo richiamo, alla più tenue delle emozioni. Niente di definitivo,però.
Immagino invece che ciò che nella vita si svela come definitivo sia soltanto quello che non può compiersi se non attraverso la nostra sconfinata solitudine.
Forse sarei potuta diventare testimone di un evento definitivo se tu mi avessi fatto fare un figlio. Ma non hai voluto concedermelo, ed io non ho saputo convincerti, né costringerti, magari con una di quelle trappole femminili di cui parlavi tanto.
Adesso invece mi sembra che nella mia vita senza te ci sia perfino un filo di saggezza, qualcosa che assomiglia ad un progetto che mi portavo dentro sempre e che mi svela a me stessa meno inconcludente di quanto temessi. So che non è necessario che ti dica di avere cura di te. Lo farai certamente
”.

Per approfndimenti vai alla pagina dedicata all’autrice

http://www.liberamenteonline.com/mariateresadilascia.htm


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foto da flickr.com

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